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Natura e misticismo: le due anime del Myanmar

le due anime del Myanmar
(Credits: Marc Veraart by Flickr)Dopo le proteste che per un paio d’anni hanno sconvolto il Myanmar, il Governo locale ha deciso di allentare la morsa sui visti turistici concessi agli stranieri sia per interessi di tipo economico sia per dimostrare che il Paese è ormai tornato alla normalità. Ecco perchè vale la pena, oggi, di volare in Myanmar per scoprire le abitudini e la storia di una Nazione che ha tanto da raccontare.

Il viaggio ideale parte dallo Stato di Shan, ad Est, dove, arroccato tra le montagne, si apre il lago Inle. Qui vivono gli Intha, una delle 130 minoranze etniche che popolano il Paese. Le palafitte degli Intha sono talmente alte da ricordare ragni dalle zampe lunghissime, sotto le quali vengono parcheggiate le barche da pesca che navigano grazie al “movimento sincronizzato di una gamba e di un remo”. Si tratta infatti di barchette di legno piccolissime su cui è posizionata una rete conica di legno e dove i pescatori restano in equilibrio su una sola gamba, usando l’altra per muovere il remo. Un paio di volte la settimana tutte queste zattere si riuniscono in un punto del lago per vendere il pescato, assieme a formiche essiccate, sigarette, foglie di betel da masticare e un tofu giallo limone.

Avventurandosi nei sentieri che attraversano la montagna a ridosso del lago si possono raggiungere i villaggi Pa-O (un altro gruppo etnico birmano), dove in una scuola che occupa solo una stanza energici docenti di inglese fanno del loro meglio per insegnare questa lingua a tutta la popolazione.

Se ci si trova in Myanmar, anche Mandalay merita un passaggio. Dopo Yangon, è la seconda città del Paese, oltre che l’ultima capitale prima dell’annessione inglese del 1885. Nel 1922 trascorse un anno a Mandalay anche George Orwell, traendone l’ispirazione per il suo racconto “Giorni in Birmania”.

A poche ore da Mandalay, spostandosi verso ovest, si arriva a Bagan, città storica fondata nel 1057 da Re Anawrahta. Qui, in poco più di quaranta chilometri quadrati si susseguono centinaia di templi e di stupe, in mezzo ai quali scorre il più grande fiume del Myanmar, l’Irrawaddy, che regala al sito un’atmosfera magica non così dissimile da quella che avvolge Angkor Wat, in Cambogia. Ma la stupa più spettacolare resta quella di Kyaiktiyo, a cinque ore da Yangon, costruita su una gigantesca roccia dipinta d’oro.

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