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New-York
(Credits: Shelley Panzarella by Flickr)
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Si fa fatica a crederlo vedendo i suoi modernissimi grattacieli ma New York ha più storia alle spalle di quanto si creda. Basta un walking tour, un giro a piedi con o senza guida, e qualche spicciolo in tasca per rendersene conto. A partire dai musei. Il passato resusciterà senza farsi troppo attendere. Una sorpresa per chi invece si era limitato al caos senza fine di Times Square. Si scopre così che prima dei grattacieli e dello smog ad oltranza Manhattan era nel XVII secolo la Nuova Amsterdam, terra di mercanti olandesi e di affari, di conquiste da nuovo mondo e avventura, di schiavi e spezie. E che, prima ancora di essere Nuova Amsterdam, questa stessa terra ospitava gli indiani d’America con tutto il loro prezioso bagaglio di tradizioni e saggezza.
Il Museo della città di New York è la prima sosta: un video introduttivo vi racconterà la storia della fondazione dell’attuale metropoli fino all’attacco alle Torri gemelli. Ma sono soprattutto le collezioni del museo ad offrire una prima chiave per cominciare il viaggio indietro nel tempo. Le vetrine dei vari saloni raccontano infatti del traffico marittimo, vero ossigeno per lo sviluppo della città e delle sue trasformazioni urbanistiche nel corso dei secoli.
Da non perdere neanche la New York Historical Society, in genere ignorata dai circuiti più tradizionali e che è invece uno scrigno prezioso di informazioni d’epoca. Al suo interno il Centro Henry Luce III per gli studi di cultura americana espone oggetti d’epoca che ripercorrono le tappe principali della storia della città, come per esempio quelli che evocano la piaga del colera che colpì la Grande Mela nel XIX secolo. Tra i pezzi di valore conservati nelle sale della New York Historical Society c’è anche una poltrona usata nientedimeno che dal Presidente George Washington nella sua cerimonia di insediamento nel 1789 e la coda del cavallo che componeva la statua raffigurante il re Giorgio III distrutta a Bowling Green nel 1776.
Altra tappa da non perdere è il Lower East Side Tenement Museum, un palazzo composto da appartamenti del secolo XIX che ricostruisce la vita e le fatiche quotidiane degli emigranti europei nel sogno americano.
Se al piacere della scoperta individuale, poi, si vuole coniugare la scelta di una buona guida le escursioni organizzate da Big Onion sono un must: a fare da guida infatti i migliori dottorandi delle università della città. New York come la conoscono loro vale davvero un bel giro.

Il primo ad averlo capito era stato Frank Sinatra che in New York New York cantava beatamente the city that never sleeps ovvero “la città che non dorme mai”. Che avesse ragione lo dimostrano le migliaia di shops, negozi e fast-food che continuano ad essere aperti 24 ore su 24. E allora perché non approfittare della flessibilità di orari e concedersi una vacanza nella Grande Mela interamente dedicata allo shopping?
La strada cult resta la Fifth Avenue se non fosse che per ammirare gli splendidi store che fanno invidia al mondo intero. Come quello della Apple, inaugurato due anni fa. Riproduce anche nelle forme architettonica l’inconfondibile design che si ritrova in versione micro nei mini ipod da portare a passeggio e soprattutto è aperto giorno e notte, 365 giorni all’anno.
Oltre alle griffe di grido un giro lo meritano di sicuro i grandi magazzini. Da Saks a Macy’s passando per Bloomingdale’s si può trovare dall’accessorio alla pelliccia con una scelta incredibile di prezzi, forme, stilisti. Per gli sportivi invece non si può perdere l’Nba che dà ai suoi clienti la piacevolissima sensazione di entrare nel vivo di una squadra prima della partita mentre Niketown è un vero e proprio tempio dedicato a tutti i tipi di sport. Cinque piani di scelta e la possibilità di farsi fare le scarpe da tennis su misura.

Anche chi è teledipendente può soddisfare le sue ansie di acquisto più esigenti. l’Nbc Experience Store offre souvenir per tutte le tasche e di tutte le forme purché legati al variegato mondo delle serie tv. Non resta quindi che scegliere la propria serie preferita, da Friends a Heroes per poi comprare l’oggetto che si preferisce, dalla maglietta colorata al copriorecchie per quando arriverà la stagione fredda.
Infine New York sa essere generosa anche con chi quanto a shopping intende solo navigare nella cultura, magari acquistando sporte di libri. Strand Bookstore è una vera e propria città, con i suoi, come recita la pubblicità, 29 chilometri di libri usati, nuovi e d’antiquariato. Si possono portare via volumi dell’inizio ‘900 per neanche 5 dollari e trovare libri rarissimi con grande facilità. Comprare nella Grande Mela, insomma, è già di per sé un viaggio. E con l’euro forte diventa anche un vantaggio.
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![Un viaggio nella Grande Mela attraverso i frammenti di una città che da sempre affascina il mondo intero: Times Square, Lower Manhattan, East Village, Hudson River, Empire State Building e Ground Z<p>ero immortalati negli scatti di Giovanni Santi per Caffè River.<br /> [url=http://www.cafferiver.com/]www.cafferiver.com[/url]<br /> [url=http://www.giovannisanti.com/]www.giovannisanti.com[/url]](http://gallery.panorama.it/albums/upload/foto-novembre/calendario-caffe-river/normal_07-east-river.jpg)
La moda è scoppiata da tempo. E cioè visitare i luoghi che hanno fatto da set a film e serie televisive cult per il pubblico. Basti pensare agli itinerari che seguono la scia del Codice da Vinci tra Francia e Gran Bretagna o quelli in Alaska per rivivere le atmosfere dell’ultimo film di Sean Penn Into the wild.
Ma l’ultima novità è un viaggio sulle orme di Sex and the City, la fortunata serie televisiva, un successo anche in Italia, che vede come protagoniste quattro donne, Carrie e le sue amiche, alle prese in modo ironico e intelligente con cuore e sesso. A proporre l’insolito itinerario è On Location Tours, un’agenzia statunitense che dal 1999 sorprende i suoi clienti con itinerari hollywoodiani. Questa volta il viaggio è tutto al femminile, visto che i modelli di riferimento rimangono Jessica Parker, nel ruolo della protagonista, e le altre attrici che interpretano la parte delle sue amiche. Chi insomma andrà a new York con l’itinerario di Sex and the City potrà per quattro giorni sognare di trovarsi dentro al set.
E allora, come in tv, ecco la fortunata turista a pranzare e cenare nei più esclusivi ristoranti della Grande Mela, usati realmente nella finzione televisiva. Da Blue Water Grill a Cipriani passando per i più trendy Soho House e Tao. Fra i lussuosi tavoli qualcuna potrà forse trovare il suo Mr Big, il famoso fidanzato della protagonista Carrie. Di certo la attenderanno menu raffinati e cocktail da vertigine per notti folli all’ombra dell’Empire State Building.
A scelta gli hotel, l’Alex o l’altrettanto chic Plaza Athenée con possibilità, una volta sbarcate al Jfk, di prendere o la tradizionale Limousine per raggiungere Manhattan o addirittura l’elicottero. Chi vuole potrà poi assistere all’anteprima del film tratto dalla serie. Il tutto per la “modica” cifra di circa 15 mila dollari. Una curiosità. Il tour Sex and the City ha spopolato fra le donne di tutto il mondo. Ma pare che la prima ad iscriversi sia stata una ricca signora di Singapore, proprio Singapore, dove la fortunata serie è stata vietata per ragioni di moralità. Quando si dice il potere di penetrazione della tv.

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A dare il la è stato il New York Botanical Garden che ospita dal 25 aprile una mostra interamente dedicata al Giardino di Darwin, un omaggio all’amore per le piante del celebre evoluzionista britannico. Sono passati gli anni e i secoli, infatti, ma i green travels sono ancora adesso un’esperienza fondamentale per il bagaglio culturale di qualsiasi viaggiatore.
E il messaggio è stato recepito anche in Europa dove molti giardini botanici si sono attrezzati per offrire al meglio ai loro visitatori degli itinerari a metà tra passione per la natura e curiosità scientifica. Per festeggiare la primavera i più famosi giardini botanici della Gran Bretagna, i Kew Gardens, ad est di Londra si sono inventati fino al 20 aprile un festival. Cinque milioni di fiori e specie diverse accoglieranno i visitatori tra i viali dei giardini. Ci saranno, una novità per il luogo, anche una selezione di fiori alpini e alcuni esemplari di narcisi e tulipani selvaggi.
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In Irlanda gli appassionati di orchidee potranno imparare tutti i segreti dei loro fiori preferiti nei National Botanic Gardens che organizzano sessioni speciali sull’argomento. L’ingresso è libero. Al Wilhelma di Stoccarda, in Germania, considerato uno dei più importanti giardini botanici europei, non si può mancare il consueto appuntamento di stagione con le orchidee, circa 4mila, e ben 30 tipi diversi di camelie. Per chi ama il passato, da non perdere è la visita alla collezione di alberi di magnolia. Alcuni hanno addirittura più di 160 anni.
In Portogallo il giardino botanico di Coimbra non nasconde il suo sapore d’altri tempi. Fondato nel lontano 1772 dal Marchese di Pombal oggi offre al visitatore un itinerario che si estende per tutti i suoi 13 ettari. Fiori e profumi lo accompagnano in un tuffo nella natura europea più raffinata. In Spagna invece, all’interno del Parco di Montjuic il giardino botanico di Barcellona offre una collezione notevole di piante mediterranee e più in generale di piante provenienti da tutto il mondo, dall’Australia alla California. Per un totale di circa 1.500 specie.
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Sono disegnati dai più importanti designer del momento ma costano meno di un alberghetto a due stelle. Il business del momento ha un nome che è già diventato uno slogan: cheap and chic. Lo hanno capito i designer, lo hanno capito gli albergatori e soprattutto lo apprezzano i viaggiatori. Che abbinano ad un comfort di seconda classe, scaturito dal talento dei designer e a volte dal gusto stesso dei proprietari, un conto abbordabile per le tasche dei più.
Il “cheap and chic” più famoso è il Qbic, inaugurato da poco ad Amsterdam, in Olanda. Una stanza in media costa 69 euro ma basta aprire la porta per rimanere impressionati. A firmare il progetto, infatti, l’eclettico Philippe Starck che offre ai clienti dell’albergo stanze con originalissimi baldacchini di cemento e una scenografia di luci, in alcuni casi a colori forti, che mettono in risalto i punti forte del suo design. La prova, questa, che con il gusto estetico si possono fare miracoli anche se non si hanno materiali pregiati a disposizione. La formula ha avuto così tanto successo che altri Qbic saranno aperti presto a Maastricht, sempre in Olanda, e ad Antwerp in Belgio.
A New York invece va per la maggiore il Pod Hotel. Le stanze sono più minimali ma in compenso le parti in comune tolgono il fiato. C’è perfino un giardino d’inverno e il ristorante offre intriganti tavolate collettive. Una camera doppia parte da 95 euro. A Londra, invece l’ultima moda è l’Hoxton Hotel, vicinissimo alla stazione del metrò Old Street. La caratteristica che salta agli occhi è lo stile, originale e alternativo se si pensa che la hall per esempio ospita costantemente mostre di artisti emergenti. Se si è fortunati si può portare a casa una stanza per 30 sterline.
A Parigi invece merita una visita l’Hotel Chopin. Dista soli 10 minuti a piedi dall’Opéra e in pieno centro offre un viaggio indietro nel tempo. L’edificio è datato, infatti, 1846. Da allora ogni tentativo è stato fatto per mantenerlo come doveva essere all’epoca. A partire dalla facciata, un piccolo capolavoro di architettura del diciannovesimo secolo. Unica avvertenza: bisogna prenotare per tempo perché le 36 stanze fanno sempre il tutto esaurito.

![L'atleta italiano che ha percorso mezzo mondo correndo ed è stato Tedoforo alle Olimpiadi di Torino del 2006, ha vinto un'altra grande sfida. Antartica. Che ha raccontato su [i]Panorama.it[/i].<br> [url=http://blog.panorama.it/viaggi/index.php?tag=diario-antartico]il Diario dell'ultima impresa di Francesco Galanzino[/url]](http://gallery.panorama.it/albums/userpics/12832/normal_gal3sahara.jpg)
L’inverno è agli sgoccioli e gli sportivi tornano in strada per allenarsi. Solo così possono sperare di partecipare a una delle maratone che, ogni anno, vengono organizzate nei quattro angoli del globo. Un’occasione per sfidare i limiti del proprio fisico, ma anche per conoscere in modo diverso luoghi unici e interessanti. Non c’è solo quella di New York, che rappresenta sicuramente la più famosa con i suoi 600 mila dollari di premio finale; gli appuntamenti con le maratone sono tanti, ma per partecipare bisogna muoversi per tempo.
Molte città, dunque, organizzano annualmente la propria maratona: il 25 febbraio si scenderà in pista nel Sahara, per una corsa della solidarietà che poi consente ai partecipanti di vivere 10 giorni nel deserto africano e di conoscerlo un po’ di più. Il calendario delle maratone è ricco e variegato: il 2 marzo si va a Barcellona, il 16 a Roma, il 6 aprile a Parigi e il 13 aprile a Londra, dove è già tutto esaurito e ora si può solo cercare di trovare un posto tra le diverse squadre che corrono per beneficenza. Il 17 maggio lo spettacolo è assolutamente unico sulla Muraglia Cinese, dove i 3700 gradini mettono a dura prova qualsiasi fisico, come ci racconta il video qui sotto.
Si prosegue all’estremo nord con la Maratona di Mezzanotte al solstizio d’estate per poi andare in Messico ad agosto, a Milano in settembre e a Venezia ad ottobre. A novembre ci sono gli appuntamenti più importanti ad Atene (dove la maratona è nata) e a New York, per poi concludere l’anno al caldo di Honolulu.
Partecipare è di per sé un’impresa: per prima cosa la maratona è una gara sulla lunga distanza che richiede allenamento (sono 40 chilometri di corsa) e grande concentrazione. In secondo luogo (ma non meno importante) bisogna riuscire ad iscriversi: in alcune città il numero di richieste è talmente alto che è stato posto un numero limite e per riuscire a correre si deve seguire una lunga trafila con tanto di lettere di motivazione e dichiarazioni d’intenti.
Insomma, una gara intensa e antica, che negli ultimi anni ha attirato frotte di sportivi e appassionati, forse proprio come degna conclusione di ore e ore di jogging casereccio. Alcune maratone sono celebri in tutto il mondo, altre un po’ meno, ma ogni appuntamento coinvolge un gran numero persone che colgono l’occasione per girare il mondo e vederlo in un modo assolutamente unico: strade sgombre da auto e centinaia di corridori concentrati che si fanno largo tra migliaia di curiosi spettatori. Uno spettacolo che, da solo, vale il viaggio.
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Di solito in un viaggio la macchina fotografica è l’utile mezzo per portarsi a casa un ricordo. In alcuni casi, invece, è il fine stesso del viaggio. Lo è, ad esempio, nel tour di dieci giorni (dall’8 al 18 novembre prossimi) al Parco delle Everglades, in Florida, organizzato dall’agenzia toscana Voce Viaggi. Annessa anche piccola sosta a New York per una visita - davvero allettante per gli amanti dello scatto - alla redazione della Magnum, prestigiosa agenzia fotografica fondata nel 1947 da Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, George Rodger e David “Chim” Seymour.
L’attrattiva principale per gli aderenti alla vacanza? Fotografare, fotografare, fotografare. Immortalare la fauna sorprendente che si trova nei tremila metri di tappeto acquitrinoso a poca distanza da Miami: alligatori - i signori indisturbati della palude -, aninghe (uccelli serpenti), avvoltoi, cormorani, aironi, tartarughe palustri, cicogne, falchi… E anche tanta vegetazione seducente per un click: lattuga e giacinti d’acqua dai fiori lilla, numerose palme, maestosi fichi strangolatori, distese di mangrovie. A guidare il gruppo Gianni Giorgi, fotografo free lance e giornalista specialista in reportage geografici.
Ma la passione per la fotografia può essere sufficiente sprone, motivazione unica e programma stesso di un viaggio?
Ci risponde Giovanna Biondi, organizzatrice del viaggio fotografico alle Everglades. “Sì, sono in molti a rispondere a simili proposte. C’è molto interesse. È il terzo viaggio di questo tipo che organizziamo: il primo è stato in Kenya e l’altro allo Yellowstone. Finora abbiamo effettuato viaggi naturalistici ma in futuro varieremo, verso l’Africa e il Sudamerica, per allargare il bacino d’utenza: alcuni preferiscono la street photography, altri la fotografia etnica…”.
In che consiste la vacanza in un viaggio fotografico?
I viaggi sono dei veri workshop, dove si può fotografare insieme, poi valutare in gruppo quanto è stato fatto, dietro i suggerimenti e l’esperienza della guida.
Chi sono i partecipanti?
Sono fotoamatori, ma di livello molto avanzato. Sanno fotografare già bene. Spesso hanno fotocamere digitali ma ci sono ancora alcuni affezionati alla pellicola, soprattutto nel caso della fotografia etnica. Comunque tutti hanno già avuto pratica con la fotografia classica.
Lo sviluppo del digitale ha fatto aumentare il numero di appassionati?
Non credo. Il digitale ha favorito il tempo di eleborazione, e così l’esame dell’immagine realizzata ora può essere fatto contestualmente allo scatto.