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In Polinesia, per sognare all’Heiva-i-Tahiti

Le Meridien, Bora Bora
di Rossana Campisi

Metti una giornata di sole. Tra danze maohi, arrampicate sulle palme di cocco, e massaggi Taurumi. Benvenuti in Polinesia, puzzle incantevole di acqua e terre: 118 isole raggruppate in 5 arcipelaghi. Sono loro i protagonisti dell’Heiva i Tahiti. Di che si tratta? Un modo per festeggiare la cultura polinesiana: a Tahiti, ogni anno (dal 1880, data di annessione all Francia), arrivano da ogni isolotto artigiani, atleti, agricoltori, cantanti. Quando? A luglio. E, forse, per i viaggiatori dell’ultimo minuto varrà la pena scrivere di cosa si tratta.
Le prime tre settimane sono tutte dedicate alle danze mahoi: l’Ote’ (danza di guerra) è quella tipica di Tahiti, le altre sono tutte accompagnate dal canto (quello tradizionale, l’himene, è un mix tra canti religiosi dei primi missionari e canti polifonici tahitiani). Le esibizioni si alternano - a metà mese - con gare di piroga che coinvolgono uomini (84 km di traversata, solitaria o no, nella laguna) e donne e bambini (21 km). Le competizioni proseguono con la creazione di tatuaggi, la lavorazione della copra (la sostanza bianca depositata sulla parete interna della noce di cocco), il sollevamento della pietra, le corse dei portatori di frutta e le arrampicate sulle palme. Sport ma non solo: tra gli eventi commemorativi, segnaliamo le ricostruzioni storiche sui marae (antichi luoghi di culto polinesiani) e la corsa sul fuoco.
Se l’Italia è il paese del sole, la Polinesia è perle, fiori, acqua, profumi…
Iniziamo con la perla nera di Tahiti, simbolo di eleganza per la gente del luogo (che sfumano dal nero al viola, dal grigio al verde): a goccia, ovali, barocche (come la varietà keshi, senza nucleo). Conviene fare un salto al Museo della Perla Nera (rue Jeanne D’Arc, Tahiti), prenotare una delle Spa dell’isola (che usano le perle in polvere nelle creme o soltanto per un massaggio) o comprarne qualcuna al mercato di Papeete.
Le Tiare, le gardenie simbolo di benvenuto (quelle immortalate nei quadri di Gauguin tra i lunghi capelli corvini delle donne indigene): senza di loro non si celebrano matrimoni e spesso non si guarisce dal mal d’orecchie, punture d’insetti ed emicranie.
Il monoi, olio profumato nato dalla macerazione in olio di cocco del fiore di Tiare: prodotto di bellezza con proprietà emollienti e idratanti per la cura del corpo ma anche dei capelli, usato infine pure nel Taurumi (l’arte del massaggio per eccellenza, ma anche filosofia di vita, medicina tradizionale). Ad agosto dal 13 al 18 si celebra il festival del Monoi per diffondere la cultura dell’olio di cocco (monoi here è un espressione che in tahitiano significa: monoi, mon amour… per rendere l’idea che si tratta di un elemento sempre parte della loro vita quotidiana).
Infine, le lagune e le barriere coralline. Quella delle immersioni è un’esperienza che qui si può vivere tutti i giorni dell’anno (temperature tra 26 e 29 gradi e grande visibilità). Tra raduni di squali grigi (a maggio), balli sottomarini di mante (a luglio) e delfini non perdetevi le “passes”, i canali che collegano la laguna all’oceano, ricchissime di fauna. Da annotare: l’associazione GIE Plongée che raggruppa tutti i centri diving degli arcipelaghi e il centro Six Passengers (perché si immergono solo sei persone la massimo) a bordo della laguna di Rangiroa. Avrete tutto a disposizione, divertimento incluso.
Alloggio
L’altra Polinesia (quella meno patinata) è la petite hotellerie, ovvero la ricettività offerta da piccole strutture gestite - per lo più - da privati in un ambiente familiare. Mille strutture per più di duemila posti letto all’insegna di un soggiorno alternativo.
Nell’arcipelago delle Gambier si può provare con la struttura Bianca & Benoit sull’isola di Mangareva ( biancabenoit at mail.pf): posizionata sulle alture del monte Rikitea (quello che dà il nome al capoluogo: qui sorge la cattedrale cattolica di Saint-Michel, costruita interamente col corallo, l’altare tempestato di perle e conchiglie).
L’arcipelago delle Marchesi è costituito da 12 “isole alte” di origine vulcanica, che emergono come gigantesche fortezze di smeraldo dal blu del Pacifico (senza barriere coralline, caso unico da queste parti). Furono l’ultimo rifugio scelto da Gauguin che - poi - le immortalò.
Annotatevi la Pension Kanahau dell’isola di Hova Oa (dove è stato sepolto l’artista) ( pensionkanahau at mail.pf).
All’arcipelago di Tahiti (noto col nome di Isole della Società) appartengono le isole più conosciute della Polinesia Francese: Bora Bora, tahiti (la più estesa e popolata), Moorea (ovvero chiamata l’isola giardino, per la sua laguna dai riflessi turchesi), Taha’a (l’isola della vaniglia) e Raiatea (l’isola sacra). Indirizzi utili: la struttura Linareva sull’isola di Moorea.
Le isole dell’arcipelago delle australi sono le più lontane dai circuiti turistici: Tubai è un paradiso tropicale per gli appassionati di snorkeling, Ruturu (l’isola delle balene) conserva una natura primitiva con cascate che formano piscine naturali e grotte ricche di stalattiti. La pension Manotel in quest’isola è molto accogliente:  manotel at mail.pf.
GALLERY

Vacanza studio? Se non l’avete ancora scelta ecco qualche consiglio


La novità di quest’anno sono i corsi di lingua e cultura araba in loco. E la corsa del cinese che si sta imponendo sempre di più anche tramite soggiorni studio come quelli dell’Istituto Confucio, ente ufficiale dell’insegnamento all’estero. Ma visti i dati sconfortanti secondo i quali solo il 41% degli italiani parla una lingua straniera, forse è il caso di riportare l’attenzione sulle lingue europee, troppo spesso date per scontate e altrettanto sovente misconosciute. Magari con un viaggio, ma che non sia verso le solite capitali che ormai, grazie ai voli low cost, sono straviste.
Con EF (Education First) si impara l’inglese sotto il sole della California, a Santa Barbara e Redondo Beach. Con Language Studies International si va down under, ossia in Australia, a Brisbane e in Nuova Zelanda a Auckland e Christchurch. Australia Alternativa organizza corsi di due settimane minimo a Sidney e Melbourne.
Meglio lo spagnolo, quarta lingua più parlata al mondo e in continua ascesa? Si può studiare fra Ande e Amazzonia a Quito, in Ecuador, con l’Instituto Superior de Español. O anche a Puerto Ayora, nelle isole Galapagos. A Cuba si possono unire i verbi irregolari della lingua di Cervantes ai passi di salsa con Sprachcaffe. Cactus Language fa lo stesso a Trinidad, gioiello coloniale tutelato dall’Unesco e Santiago, capitale dell’Oriente e patria del son. Lezioni in spiaggia sotto una palapa, il tipico ombrellone coperto di foglie di banano, a Playa del Carmen, nella Riviera Maya. E volendo con International House si imparano anche le basi della cucina messicana per copiare enchiladas e fajitas.
Il prestigio internazionale del francese è un po’ offuscato, ma resta sempre l’idioma più romantico. Soprattutto se imparato sul mare cristallino della Guadalupa, dove Média Langues Caraïbes offre corsi di lingua (ma anche di cucina e cultura creola) a Sainte-Anne, nella costa meridionale. Les cours d’école fa lo stesso in Polinesia a Papara, circa 30 chilometri dalla capitale Papeete.
Per imparare o rinfrescare il tedesco questa estate si può fare una puntata a Bruxelles, che festeggerà alla grande il cinquantesimo anniversario del Trattato di Roma (qui il calendario degli eventi) con corsi estivi proposti dal Goethe-Institut. Oppure unire le lezioni di lingua al relax nei centri benessere fra i più belli d’Europa, quelli austriaci: proposte da Salisburgo a Graz fino a Vienna su Campus-Austria. Più trendy la Namibia che, dopo la nascita della primogenita Pitt-Jolie, Shiloh, è stata scoperta dal turismo di massa. Ma non tutti sanno che il 30% dei suoi abitanti, soprattutto nella zona di Windhoek, parla tedesco. La sede del Goethe-Institut è proprio a Windhoek e offre corsi intensivi di un mese.

Sul web:
Le lingue all’estero
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