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Recco

Il giro del mondo ecologico parte da Recco

Sul fiume Mekong
La data ufficiale della partenza è certa: il 15 settembre. Poi il resto del viaggio è nel segno della lentezza e affidato all’imprevidibilità dei trasporti: quando salpa il cargo, che rotta fa la bananiera. E sì, perché il giro del mondo che un temerario trentanovenne di Recco ha deciso di affrontare è alquanto particolare: tutto via terra, senza l’utilizzo di aerei, in solitaria. Solo mezzi di trasporto terreni o navali: treni, bus, cammelli e imbarcazioni di qualsiasi tipo.

“Mollo tutto e parto, in solitaria. A contatto con la Natura, senza bucarla dall’alto. Pulito, lento e circolare” scrive nel suo blog Mondoviaterra, che sarà anche suo diario di viaggio. Si legge: “Un volo intercontinentale produce almeno una tonnellata di anidride carbonica a passeggero per consentirci di arrivare comodi e veloci. È un vantaggio, non si discute, ma in questo modo viene perso il senso del viaggio che è nel tragitto e non nella meta”.
Questo novello Phileas Fogg non sbuca dal romanzo di Vernes, ma viene da un paese della bergamasca, Ciserano. Si chiama Eddy Cattaneo e da dieci anni vive a Recco per lavoro, come ingegnere ambientale. Ha - o probabilmente aveva - anche il cosiddetto posto fisso, ma questo non lo ha trattenuto dal realizzare il suo sogno. “Ho sempre voluto farlo:” racconta a Panorama.it, “voglio che sia un giro del mondo via terra perché è più vicino a come sento il viaggio, che non è un semplice essere di passaggio ma è un arrivare sui luoghi piano piano, vivendoli senza fretta e senza grandi scosse. Sono molto terreno e ho bisogno di misurare le distante. Così è anche possibile conoscere la gente e vederla cambiare da regione a regione”. Gli aerei sono assolutamente banditi. “Sì, non perché sia contrario, ma perché così inquino meno e lancio un piccolo messaggio”.

Il viaggio parte verso Oriente, attraverso Vienna per toccare Varsavia, Riga e poi Mosca, alla volta della Via della seta. Quindi Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan, Cina Occidentale, Karakorum Highway, Pakistan, India del Nord, Nepal, India del Sud. Da lì un cargo per Singapore. Parte da Hong Kong, invece, il cargo verso le Americhe, per il Messico, per poi visitare tutta l’America del Sud. Dalla Terra del Fuoco l’ultimo cargo per il ritorno in Europa. Questo il tragitto ipotizzato, che non tocca paesi industrializzati, sia perché sono più costosi, sia per una teoria di omogeneità del percorso. L’Australia non è compresa nel programma ma forse Eddy alla fine la inserirà, facendo tappa in Indonesia: “La difficoltà è trovare un mezzo di trasporto che non sia l’aereo perché non esiste un cargo ufficiale che vi arrivi” spiega. In una ricerca preventiva è riuscito però a trovare un modo per la traversata, ovvero rivolgersi a un fantomatico Bob La Macchia, pescatore di gamberetti che si presta a dar passaggi. “Forse inserisco anche l’Indonesia se non altro per conoscere questo Bob La Macchia” sorride Eddy. Il tempo preventivato per effettuare questo lento giro del mondo è di nove mesi. Ma è molto ipotizzato: “Alla fine può diventare anche un anno: basta perdere un cargo per dover aspettare 15 giorni per il successivo”.

E ora, zaino in spalla. Pochi vestiti al seguito e fotocamera pronta, sia analogica che digitale. Quest’ultima servirà per aggiornare in tempo reale il suo blog, tappa per tappa, ricorrendo agli internet point dei paesi che vivrà. Nel diario di viaggio multimediale sono pronte rubriche apposite: “Paesi visitati”, “Km percorsi”, “Kg persi”, “Il sorriso del giorno”.

Anche Panorama.it seguirà il suo giro del mondo ecologico, con aggiornamenti puntuali ogni mese.

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