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Prima di partire, si naviga: i viaggiatori più smaliziati lo sanno già da tempo. Spesso le classiche guide turistiche risultano obsolete (non vi siete mai trovati affamati come lupi davanti a quel “delizioso ristorantino tipico” trasformato da tempo in un salone di bellezza?) e in ogni caso riflettono un solo punto di vista, quello di chi le ha scritte. Per questo sempre più persone, oltre ad affidarsi alla Rete per prenotare volo e hotel low cost, pianificano il viaggio nei minimi dettagli leggendo le informazioni aggiornate di chi ha appena visitato la loro prossima meta.
Alla grande offerta di siti dedicati alle esperienze di viaggio si aggiunge oggi Mydaytrip comunità virtuale dedicata ai globetrotters. Tedesco, lanciato da poco a Berlino e quindi ancora scarno di contenuti, promette di crescere bene. Sul sito, nella sezione Plan è possibile creare il proprio profilo, caricare immagini, scrivere recensioni e poi condividerle. Fondamentale l’apporto dato da veri insider che svelano trucchi e dritte per godersi al meglio le città. E magari risparmiare qualcosa, scambiando ospitalità e consigli di locali e ristoranti a basso prezzo, in piena tendenza glocal. Ma è anche possibile vedere chi è online e dove vive, per chiedere al volo qualche informazione necessaria al viaggio. La sezione Meet invece è dedicata a chi, ovunque si trovi, vuole trovare persone che condividano il suo stesso hobby, per partecipare magari a una serata in rollerblade sugli Champs-Elysées o a un corso di fotografia itinerante fra le strade di Londra.
Nelle intenzioni del co-fondatore Frank Hinrichs, che ha creato questo sito dedicato agli emuli di Chatwin “ispirato dal desidero di spendere meno tempo a pianificare e più tempo viaggiando”, c’è la speranza di incrementare i contenuti fino a farlo diventare non solo un forum aggiornato per viaggiatori ma un vero portale per scrittori e fotografi che vogliono pubblicare i loro diari di viaggio. La lingua? Per ora solo l’inglese, ma non si escludono in un prossimo futuro versioni locali.


Non devo andare in Libia. Non nell’immediato futuro, almeno. E meglio così. Perché dopo il fattaccio della nave da crociera MSC rimandata in patria mentre tentava di raggiungere le coste di Tripoli, capire come avere i documenti in regola per entrare (o uscire) dalla patria di Gheddafi si è rivelato un’impresa.
Su Viaggiare sicuri, sito di Aci e Ministero degli Esteri, è apparso un sibillino comunicato che spiega come la Libia abbia repentinamente rimesso in vigore una norma non applicata dal 2005. Ossia la necessità di avere la traduzione in arabo delle generalità contenute nel passaporto. Sì, ma chi e quando può effettuare la traduzione? Secondo il sito, le Questure: “Tale traduzione è di norma effettuata dalla Questura”.
Purtroppo nelle ultime 36 ore nessuno sembra disponibile a confermare o smentire: l’Unità di crisi della Farnesina rimanda alle Questure; le Questure temporeggiano e sostengono di aspettare direttive dallo stesso Ministero degli Esteri, mentre all’Ambasciata libica di Roma (Via Nomentana 365, tel. 06-86320951) è impossibile trovare qualcuno con cui parlare a parte il centralinista.
Sempre nei panni del turista fai da te che fra una settimana deve prendere un volo per la Libia, risolvo grazie a un funzionario del Consolato libico di Milano (via Baracchini 7, tel. 02-86464285). In pratica, ciò che serve è un timbro bilingue che le Questure mettono sul passaporto: da un lato vengono inseriti i dati del passaporto in italiano o inglese, dall’altra resta lo spazio per la traduzione in arabo. Che, attenzione, non viene eseguita dalla Questura: sta all’aspirante viaggiatore trovare un traduttore arabo e completare i dati sul timbro. Non serve una traduzione giurata, è sufficiente anche “un amico che parla arabo”, aggiunge il funzionario. La procedura è confermata da Vistionline, da dove confermano che, al momento, la Libia è l’unico Paese a richiedere la traduzione del passaporto. E aggiungono: “In realtà noi non abbiamo mai smesso di procurare il timbro bilingue con la traduzione per i nostri clienti. Anche se sembrava non lo richiedessero più negli ultimi tempi, non si è mai abbastanza sicuri”. Come sanno bene i circa 2500 passeggeri della Musica Msc, rimandati a Messina dopo aver solo intravisto le coste libiche.
Tempi e costi dell’operazione? Minimo una settimana per il timbro in Questura, che è gratuito. Per quanto riguarda la traduzione, se non si hanno amici arabofoni disponibili, un servizio professionale richiede circa 30 euro.
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Se leggendo questo titolo vi state chiedendo dove sarà mai Sibiu, è ora di rimediare. Perché l’antica città romena nel cuore della Transilvania è Capitale europea della cultura 2007, insieme a Lussemburgo. Una sorta di viatico, sancito da un maquillage imponente, per celebrare l’ingresso della Romania nella UE. Centinaia di eventi fra musica, teatro ed arte (qui gli appuntamenti di agosto e settembre): un’ottima scusa per concedersi almeno un weekend e conoscerla meglio anche perché accanto ai collaudati collegamenti di Carpatair, Austrian Airlines vola su Sibiu da Milano e Roma e Lufthansa inaugurerà il collegamento a settembre.
Lontana dagli stereotipi di vampiri e castelli stregati (anche se il Castello di Dracula è a pochi chilometri), da sempre fiera e indipendente (fu la seconda, dopo Timisoara, a sollevarsi contro Ceauşescu nel 1989), Sibiu si scopre partendo dai suoi tratti distintivi più nobili come multiculturalità e tolleranza religiosa. Temi che ritornano nella linea scelta per le celebrazioni: “Città della cultura-Città delle culture”. L’identità di Sibiu è fatta dal mix di popolazioni che nei secoli si sono avvicendate e fuse armonicamente: romeni, tedeschi, ungheresi, anche se la matrice tedesca è sempre stata fortissima, tanto che fino al 1919 la città era conosciuta con il nome germanico di Hermannstadt. Tradotto in termini religiosi significa convivenza di ortodossi, evangelici, cattolici, testimonianza di un’apertura notevole verso diversi culti e confessioni. Che si riflette nei luoghi di culto: la Cattedrale gotica evangelica, arricchita dall’organo più grande del Paese, la chiesa romano-cattolica risalente al periodo asburgico, la Sinagoga e la chiesa ortodossa.
E se di cultura si tratta, conviene iniziare il tour dal settecentesco Museo Brukenthal, l’istituzione cittadina più prestigiosa che conta una ricca collezione di pittura barocca e numerose opere di artisti romeni. Il palazzo si affaccia nella Piazza Grande, Piaţa Mare, vero cuore della città alta dominata dalla Cattedrale cattolica, mentre la chiesa evangelica impreziosisce la vicina Piaţa Huet. Splendida anche la passeggiata nella nella parte est, tra le strade Coposu e Manejului dove, eccezionalmente ben conservate, svettano tre torri del 15mo secolo. E da non perdere un giro appena fuori città al Museo Astra, la più grande esposizione open air in Europa, che racconta il folklore, la storia e l’etnografia del paese con l’ausilio di tecnologie moderne. Proprio da questa mescolanza di antico e moderno, tra un centro storico medievale intatto e una vita economica e sociale che cresce tumultuosamente, nasce lo slogan che promuove la città: Giovane dal 1191.
Lo spot di Sibiu capitale Europea della Cultura
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Quanto manca? La domanda-tormentone delle vacanze con i bimbi è ormai un sito che aiuta le mamme e i papà a organizzare il viaggio che faccia felice tutta la famiglia. Dai giochi da fare in auto (per cercare di scongiurare la ripetizione a mitraglietta della domanda di cui sopra) a una guida alle città che segnala i luoghi che piacciono ai bambini, da una panoramica sui mezzi con cui partire ai consigli per evitare spiacevoli mal d’auto.
Sono tanti i siti internet che proclamano che rinunciare a tutto perché si hanno bimbi piccoli è assolutamente controindicato per la serenità e l’equilibrio di tutta la famiglia. La vacanza è una delle situazioni potenzialmente generatrici di ansia, ma se gestita con intelligenza rappresenta un momento di conoscenza e divertimento bello da condividere. L’importante è non pensare ai figli come problematiche appendici, né come il fulcro attorno al quale ruota tutta la vacanza.
Ci sono strutture che aiutano nell’impresa: andare in cerca degli hotel e agriturismi kids-friendly, ovvero preparati ad accogliere i bambini, non è assolutamente un’esagerazione da mamma ansiosa. In fondo, sapere di non dover litigare col cameriere per farsi preparare una pastina è già un bel sollievo. Bimbo in viaggio è un portale che seleziona gli alberghi che hanno tutta una serie di attrezzature e servizi per far divertire i bambini, oltre ad appositi menu e prezzi speciali o totale gratuità per i bambini fino a dodici anni.
Per i più avventurosi c’è invece Baby in viaggio, che raccoglie i diari di viaggio di chi i propri figli li ha portati ovunque: a Cuba, in Kenya, all’isola di Guadalupe, in Namibia e perfino sulla transiberiana. Guardare le foto dei backpackers in miniatura per credere. Vagabondo, il portale dei viaggiatori indipendenti, offre tutta una serie di consigli per coinvolgere i bambini sin dalla programmazione del viaggio e per far apprezzare loro ciò che si visita. Salire su tutte le torri e i campanili, ad esempio, oltre al gioco di contare tutti i gradini, rappresenta il modo migliore per dare ai piccoli un’idea sintetica della città e del paesaggio. Perfino l’ospedale Bambin Gesù offre un vademecum del viaggiatore con un occhio rivolto all’infanzia (il file .pdf scaricabile qui).
E se siete stanchi di cliccare e volete una guida da sfogliare, l’editrice Edt (quella delle Lonely planet) propone la guida “Viaggiare con i bambini”.

- Tags: borgo-cardigliano, energie-alternative, gastronomia, italia, lecce, leuca, puglia, salento, specchia, turismo-sostenibile, vacanze, viaggiare
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Un pugno di case antiche in pietra leccese nel cuore del Capo di Leuca, a pochi chilometri da dove il mare Adriatico confonde le acque con lo Jonio. Poco meno di 5.000 abitanti su una collina. Ma anche un paese all’avanguardia per la conservazione dell’ecosistema, il recupero delle antiche tradizioni e l’utilizzo di energie alternative.
Specchia, gioiello del Salento, fa parte dei Borghi più belli d’Italia dal 2004 ed è stato appena segnalato alla Commissione europea come destinazione rurale emergente per il turismo sostenibile. Il riconoscimento ufficiale sarà assegnato in occasione del Forum Europeo del Turismo, in Portogallo alla fine di ottobre. Ma già gli amministratori comunali gongolano per gli ottimi risultati ottenuti: Specchia è tra i pochissimi Comuni della provincia di Lecce con un notevole incremento nelle presenze, più 15,4% nel 2006.
I motivi sono molti: il paese, il cui nome deriva probabilmente dalle “specchie”, cumuli di pietre a secco usati a scopi difensivi, ha un’architettura rurale tutta da scoprire, con pajare, trulli e muretti a secco, e un centro medievale indenne. Ma anche edifici storici come il maestoso convento dei Francescani Neri con i suoi cinque secoli di storia, il solenne Palazzo marchesale e le Mura di Ponente e di Levante.
I gastronauti apprezzeranno sicuramente la cucina salentina, mescolanza di prodotti del mare e dell’orto. Alici, tenere e piccole, il polpo alla pignata e i “pupiddhi”, saporitissimo pesce azzurro, ottimo con le linguine ai ricci di mare. Il pranzo tipico specchiese inizia con i prodotti della tradizione contadina, come melanzane, peperoni, pomodori e zucchine, a cui seguono “pittule” (pasta lievitata e fritta in olio d’oliva) e polpettine che anticipano minestre di fave e carciofi o pasta fatta in casa: sagne ‘ncannulate, orecchiette e maccheroncini al sugo e i tipici ciceri e tria, primo piatto di pasta e ceci. Ottimo, come in tutta la zona, l’olio extravergine d’oliva. L’antico Frantoio Ipogeo, recentemente restaurato, ricorda che Specchia fa parte della Strada dell’Olio “Jonica - Antica Terra d’Otranto”.
Un giro nel Salento rurale è anche l’occasione per una vacanza sostenibile. Il vicino Borgo Cardigliano, un complesso di particolare interesse storico-architettonico, oggi è un eco-villaggio turistico quasi interamente alimentato da energia eolica e fotovoltaica. Nel suo territorio il Comune di Specchia ha realizzato il primo Parco degli ulivi secolari, dove sono stati collocati 500 alberi che rischiavano di essere espiantati e distrutti.
Sul Web
Comune di Specchia
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